Comunicato Stampa
Legge elettorale, Udc contraria al terzo mandato dei sindaci e favorevole al ballottaggio
Nel breve termine la V commissione consiliare regionale sarà chiamata a esaminare una serie di proposte legislative che andranno a incidere sulla forma di governo della Regione e sul sistema elettorale regionale e di quello degli enti locali.
L'UDC, tramite il Capogruppo Consiliare regionale, Edoardo Sasco, anticipa la linea che manterrà la propria formazione politica, così come emersa dai congressi del partito e dalle determinazioni assunte da tempo dalle assemblee degli amministratori locali dell'UDC medesima.
"Noi siamo contrari al voto disgiunto, ad ogni livello, precisa il capogruppo UDC, perché il voto deve essere sempre chiaro e inequivocabile; nel momento in cui viene invocata da tutti una precisa scelta di campo non si può votare per un candidato sindaco o presidente di provincia o regione e poi consentire il voto per un consigliere appartenente ad un altro schieramento politico o viceversa".
"Nei grossi comuni, poi, dove il sindaco determina a suo insindacabile giudizio grandi scelte economiche senza alcun contrappeso del consiglio comunale, aggiunge Sasco, è inconcepibile un esercizio di tale potere oltre i due mandati consecutivi ora previsti ; perciò l'ipotesi di estendere la facoltà per un terzo mandato ininterrotto è da ritenersi ad avviso dell'UDC impercorribile".
"Il ballottaggio nei comuni con più di 15 mila abitanti, precisa l'esponente centrista, rappresenta a sua volta un istituto di piena partecipazione democratica, perché da un lato non richiede alleanze affrettate fin dal primo turno elettorale, fatte esclusivamente per vincere ma non sempre compatibili dal punto di vista della governabilità e dall'altro rende pienamente partecipe l'intero elettorato nella scelta di un sindaco o presidente della provincia sulla base di un primo confronto elettorale, nel corso del quale a nessuno è preclusa la possibilità di concorrere alla scelta degli amministratori, per poi convergere sul candidato al ballottaggio in grado di aggregare la maggioranza più ampia".
"Infine, sostiene Sasco, per garantire la presenza femminile negli organi elettivi occorre un maggiore partecipazione da parte loro alla vita interna dei partiti e non invece attraverso le famose quote rosa che, nel modo in cui sono ora disciplinate, rappresentano una soluzione di scarsa democraticità, poco riguardosa anche nei confronti della stessa condizione femminile".
Trieste, 18 maggio 2010